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“Ascoltare la Parola”

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“Ascoltare la Parola”

Padre Enzo Bianchi

Il tema dell'ascolto è uno dei temi più importanti e decisivi per quello che è la vita di una persona, ma è anche il tema cristiano maggiore, perché effettivamente il cristianesimo - va detto - se è una fede, è una fede che nasce dall'ascolto e dipende dall'ascolto: tutti voi conoscete la formula di San Paolo dalla lettera ai Romani “fides ex auditu”, “la fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo” (10,17). Per indagare sull'ascolto, facendone una lettura sia antropologica sia una lettura cristiana, vorrei partire da un testo biblico decisivo. Salomone - nell’ora di succedere a Davide suo padre come re di Gerusalemme - decise di ringraziare Dio con una grande liturgia, con dei sacrifici è una grande preghiera. Salomone è giovanissimo, poco più che un ragazzo e nulla ancora lascia prevedere la sua gloria; non c'è ancora il Tempio, il regno ricevuto dal padre è un piccolo regno. Sulle alture a Gabaon, dove si offrono i sacrifici, Salomone ha un sogno e Dio stesso gli appare la notte precedente l'intronizzazione a re:

 “Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda». Salomone disse: 

Concedi al tuo servo lëb šömëª`” (1Re 3,4-9)

La straordinaria offerta che Dio fa può autorizzare Salomone a chiedergli un grande regno, delle ricchezze, la vittoria sui nemici e invece Salomone chiede lëb šömëª, è un'espressione unica all'interno dell'antico testamento. Salomone chiede un lëb, un cuore: in ebraico l'espressione “cuore” trascende la nostra espressione. Già noi con l'espressione cuore diciamo qualcosa che è molto esteso: pensate alle nostre espressioni “io ti amo con tutto il cuore” oppure “quello ha del cuore”, ma è vero che per noi il cuore sta nello spazio dell'effettività, che sovente è in opposizione all'ordine razionale, diciamo “quello ragiona con il cuore” per dire che non ragiona con la mente. In ebraico invece l'espressione “cuore” include sia l'ordine affettivo sia l'ordine razionale: per gli ebrei il cuore è la sede dei sentimenti, delle emozioni, ma anche la sede dell'intelletto, dell'esercizio dell'intelligenza, della ragione. Il cuore nell'antropologia ebraica è un organo centrale, là dove veramente possiamo dire che tutta la persona è investita nel sentire, nel pensare, nel volere, nell'operare, nel fare.

Dunque Salomone gli chiede innanzitutto un “cuore” e poi noi abbiamo l'espressione šömëª` che è il participio passato del verbo shammàh, che significa “ascoltare”, quindi Salomone ha chiesto a Dio “un cuore ascoltante”. non “un cuore docile” come viene tradotto dalla CEI.

Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente (1Re 3,10-12)

Per Dio un cuore che sappia ascoltare è un cuore abilitato alla sapienza e al discernimento: potremmo dire un cuore abilitato all'intelligenza e al discernimento, operazione che indica una capacità di comprendere, ma nello stesso tempo una capacità di discernere, di capire in profondità, di sapere individuare bene ciò che veramente costituisce una parola. Noi capiamo perché è ripetuto martellante nella Bibbia l'invito ad ascoltare, perché saper ascoltare significa avere, crescere, esercitare intelligenza, sapienza e discernimento. Nella Bibbia ebraica è talmente decisivo questo ascolto che secondo il profeta Geremia Dio non avrebbe mai chiesto i sacrifici, non avrebbe mai chiesto offerte (audacia di Geremia, perché in realtà all’interno della Torah Dio ha chiesto di compiere sacrifici)

Dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Aggiungete pure i vostri olocausti ai vostri sacrifici e mangiatene la carne! Io però non parlai né diedi ordini sull’olocausto e sul sacrificio ai vostri padri, quando li feci uscire dalla terra d’Egitto, ma ordinai loro: “Ascoltate la mia voce, e io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo (Ger 7,21-23)

Tutto il rapporto di Israele con Dio stesso diventa un rapporto di ascolto: l'unico comando, l'unica legge l'unico insegnamento che Dio ha chiesto al popolo redento non è il culto, non è l'offerta, non è il sacrificio, ma è l'ascolto. Certamente Geremia, interpretando la volontà del legislatore e trascendendo lo “sta scritto” della legge non dimenticava che il grande comandamento prescritto da Deuteronomio stesso è Shemà Israel, Ascolta Israele! Voi sapete che questo comando “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le sostanze (forze)”. non solo è il comandamento centrale, ma è diventata alla preghiera che l'ebreo recita più volte al giorno.

Vorrei farvi notare la dinamica “ascolta Israele il comandamento”: primo atteggiamento è l'ascolto, ma se uno ascolta davvero, arriva la conoscenza “il Signore tuo Dio è uno” e, una volta che il credente ha la conoscenza di Dio, può passare nello spazio dell'amore “Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le sostanze”; l'unico comando è “ascolta”, perché il “tu amerai” sta al futuro, non è un comando. Non dice “ama il Signore”, ma tu “ascolta”, se ascolti conosci “il Signore l'unico Dio, l'unico vivente” e allora sarai capace di amare al futuro “tu amerai il Signore tuo Dio con tutta la tua persona ((cioè con il tuo cuore), con tutta la tua anima (cioè con la tua vita) e con tutte le tue forze (cioè con tutte le sostanze, i beni,), non solo la tua dimensione corporea, ma anche la tua dimensione spirituale.

In ebraico il verbo “shammàh” ascoltare indica anche ubbidire e questo si ritrova anche in latino “ob audire”, chi ascolta obbedisce. Se uno non obbedisce, non ha neppure ascoltato: sembra quasi una cosa impossibile per noi occidentali che discerniamo sempre in profondità e distinguiamo le operazioni. Noi possiamo pensare che io ascolto qualcosa, poi non la faccio, non obbedisco, quindi lo ascoltata senza ubbidirla. È impossibile questo in ebraico. In Es 24, quando c'è la celebrazione dell'alleanza, si dice

«Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto».

Sembra un po' assurdo: in ebraico una cosa la si ascolta nella misura in cui la si fa e, quando io realizzo ciò che mi viene chiesto, allora comprendo ciò che mi è stato chiesto e veramente lo ascolto. Se invece non lo faccio è come se non l'avessi ascoltato.

Ma questo comando dell'ascolto che noi troviamo nell'antico testamento è diventato nel nuovo testamento un invito fatto più volte da Gesù: stupisce quante volte Gesù inizi i suoi discorsi con il termine “ascoltate”. Soltanto nel Vangelo di Marco lo troviamo 11 volte: altre volte Gesù modella addirittura una specie di avvertimento apocalittico “chi ha orecchie per ascoltare, ascolti”, e poi quante volte addirittura proclama “beati coloro che ascoltano la parola di Dio”, “beati i vostri orecchi perché ascoltano”; oppure avvertimenti “fate attenzione a ciò che ascoltate, fate attenzione a chi ascoltate, fate attenzione al come ascoltate”, ma soprattutto al centro del Vangelo, in quel quadro dossologico della Trasfigurazione, la voce del Padre che risuona sul Figlio indirizza al figlio lo Shemà.

Se nell'AT c'è “ascolta Israele” con l’episodio della Trasfigurazione la voce del Padre dice: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». lo Shemà ormai è diretto a lui, in cui noi vediamo che il centro della fede cristiana diventa un ascolto del figlio di Gesù Cristo. “Ascoltate”, dalle pagine dell'antico e nuovo testamento appare il primo rapporto della nostra fede con Dio, anzi diventa la condizione per cui sia possibile una fede, una conoscenza, una comunione con il Signore. Ascoltare è il movimento che induce al rapporto con Dio nella fede, nella speranza e nella carità.

Guigo il Certosino con molta audacia dice che sì la fede nasce dall’ascolto, ma anche la nostra speranza e l'amore viene dall'ascolto. Davanti a Dio il primo atteggiamento è ascoltare: non è né adorare, né amare e neppure pregare. Non voglio essere qui fortemente polemico, ma credo che una delle patologie più gravi in cui continua a essere la vita cristiana è quella di intendere la preghiera come un parlare a Dio.

La preghiera cristiana è innanzitutto ascolto: Dio non ci chiede di dire delle parole a Lui, se non quel tanto che ci serve per poter entrare in comunione con lui, per poter dire “sia fatta la tua volontà”, mentre invece ciò che soprattutto ci viene richiesto all'interno della nostra fede è l'ascolto.

Ancora un episodio dell'antico testamento per chiudere questa prima parte: il nostro rapporto continuo con Dio si gioca a tal punto sull'ascolto che qualunque rapporto con lui deve trovare assolutamente nel credente uno che sa ascoltare. Abbiamo l'episodio della chiamata di Samuele: è un ragazzo che sta nel santuario come inserviente, non conosce ancora Dio, né può essere detto profeta di Dio; eppure Dio lo chiama a essere profeta molto giovane:

3La lampada di Dio non era ancora spenta e Samuele dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio. Allora il Signore chiamò: «Samuele!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire. Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuele!»; Samuele si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuele fino ad allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. Il Signore tornò a chiamare: «Samuele!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuele: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”». Samuele andò a dormire al suo posto. Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuele, Samuele!». Samuele rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta». (1Sam 3,3-10)

Questo è il rapporto essenziale del credente, dell'ebreo come del cristiano, nei confronti di Dio siamo quelli che ascoltiamo e ascoltiamo la parola di Dio. Vi basti questo per capire invece la patologia di molta preghiera cristiana in cui quando noi ci mettiamo a pregare il nostro atteggiamento è “ascolta Signore che il tuo servo parla”. Abbiamo sempre tantissime cose da dirgli pur di non ascoltarlo. Questo breve itinerario nell'antico e nel nuovo testamento vi dice come sia determinante l'ascolto.

A questo punto vorrei fare una lettura antropologica dell'ascolto. La comunicazione tra noi uomini e tra gli uomini ed il cosmo, la terra, la natura avviene attraverso degli organi, degli orifizi che sono posti nel nostro corpo. Orifizi, cioè se voi volete dei buchi e già il buco già ci dice uno spazio in cui si può entrare, in cui il mondo entra in noi:

-          gli occhi che sono dei buchi attraverso cui noi esercitiamo la vista,

-          la bocca attraverso cui noi ci nutriamo, mangiamo la terra, comunichiamo con tutta la terra tramite il cibo,

-          le narici con cui, non solo introduciamo l'aria è il respiro ma esercitiamo anche l'odorato,

-          le parti genitali - anch'essi orifizi - con cui noi riusciamo a comunicare tra i sessi e a riprodurre la specie

-          e infine l'orifizio anale che corrisponde a quello della bocca; come introduciamo e comunichiamo con la terra, così noi ridiamo alla terra.

-          Ma se questi sono gli orifizi, che noi chiudiamo e apriamo con una decisione precisa, con un potere che noi abbiamo, abbiamo invece l'altro organo che significativamente è un orifizio doppio, che sono sempre aperti, che non sono sempre immobili, due orifizi sui quali noi non abbiamo potere. Orifizio degli orecchi in cui noi esercitiamo l'udito, l'ascolto, in realtà è un orifizio sempre in esercizio.

Le orecchie restano sempre aperte, sono sempre in situazione di funzionamento, solo sempre ascoltanti, anche quando noi dormiamo: non a caso sono i rumori che ci svegliano. Sicché noi comprendiamo che ascoltare significa innanzitutto esserci, significa innanzitutto sentirci in un preciso luogo; ascoltare - anche sempre prima di ascoltare parole – è ascolto di una voce. Ascoltare la voce vuol dire innanzitutto imparare chi è colui che ti parla “accorgiti che io sono qui e, dunque, sono disponibile a entrare in relazione con te. In questo senso l'ascolto appare come passività piena. È vero, l'occhio, la bocca, la mano evocano la modalità della presa, un'attività, le orecchie invece sembrano sempre in stato di passività.

Così ci sono due modi del corpo di esistere, di essere per l'altro:

-          un modo attivo, parlare, guardare, odorare, mangiare,

-          un modo passivo che è ascoltare.

L'ascolto - che è sempre collegato con la parola - è una categoria antropologica primaria, cioè l'essere dell'uomo: poggia sul parlare e sull'ascoltare, sul linguaggio, evento di parole e di ascolto. Parlare e ascoltare non è nell'uomo solo una capacità tra le altre, ma è la facoltà che fa dell'uomo un uomo. L'uomo parla, perché a lui è possibile l'ascolto; e con la parola conosce, interpreta, chiama addirittura all'esistenza. L'uomo ascolta nel senso che ciò che lo attornia è da lui accolto, decifrato, assunto. Non c'è un Dio in sé, ma c'è solo Dio della coppia io-tu. Un io in relazione a un tu, ma tra io e tu c'è la parola, c'è l'ascolto.

Ascoltare, passività, silenzio, lasciare alla parola tutto il posto significa cogliere il momento dell'esistenza, il poter essere per la parola. Ecco perché l'orecchio e nudo, proprio perché mostra nella sua nudità questa possibilità di accoglienza, di essere teso a percepire l'altro senza diaframmi, il più possibile in una nudità che permette un rapporto diretto. Noi parliamo perché abbiamo ascoltato, le parole infatti ci sono state rivolte prima che potessimo rispondere. Un tempo si pensava che il sordo non poteva parlare perché aveva delle malformazioni alle corde vocali; poi si è scoperto che molti sono muti perché sono sordi, perché non hanno mai ascoltato e, quando siamo riusciti a raggiungere il loro centro con dei suoni, sono riusciti a parlare anche pur nella loro sordità.

In questo senso voi capite perché sia determinante l'ascolto all'interno della nostra vita: si potrebbe addirittura dire che “in principio per l'uomo è l'ascolto”. C'è sempre un bellissimo parallelo che io evoco a questo proposito: quando nel nuovo testamento si cerca di dire qualcosa di Dio (prologo del Vangelo di Giovanni) si dice: “In principio era il Verbo,”

E Dio è così: in principio è la Parola, è colui che parla; provate a pensare un prologo sull'uomo e dovrete dire “in principio era l'ascolto”. ecco ciò che fonda l'uomo è ciò che fa l'uomo. I rabbini osavano dire: Dio significativamente ci ha fatti due orecchie e una bocca sola perché ascoltiamo il doppio di quanto parliamo, ma non avviene così come voi sapete. Credo che c'era indubbiamente all'interno dell'ebraismo la consapevolezza di un primato da dare all'ascolto.

Certo noi siamo anche figli della cultura greca dove il primato è invece dato alla vista, alla teoria, al vedere. Di lì forse capite anche perché all'interno del mondo ebraico sia stato vietato di fare immagini di ciò che è in cielo e in terra, perché gli occhi possono essere sedotti, incantati e gli occhi possono portarci all'idolatria. Mentre per l'ebraismo il primato dell'ascolto - che diventa ascolto interiore, ascolto di Dio -, ci porta a quella via in cui l'uomo si umanizza, perché l'idolo non è un falso teologico, l'idolo è un falso antropologico.

La parola è diversa dalle cose che sono, non è la parola produce il mondo, ma è il mondo esterno che dà senso alla parola, e questo è incoerenza con il primato del vedere. Oggi siamo convinti che le parole non sono anzitutto segno delle cose, ma le cose vengono chiamate all'essere proprio dalla parola. Abbiamo capovolto in questo la visione greca: la parola si dà, la parola fa essere le cose, le parole performano il pensiero, danno un quadro di pre-comprensione alla riflessione e all'esperienza. i filosofi del dialogo insistono su questo: il linguaggio è essenziale alla coscienza, perché noi pensiamo nel linguaggio e attraverso il linguaggio si crea la comunicazione, il processo e il contesto vitale della crescita umana, del vivere umano.

Nel mondo ebraico il primato va all'ascolto e nel mondo greco normalmente il primato va alla visione, però queste affermazioni vanno mitigate: in realtà anche nel mondo ebraico la visione poi ha una sua forza, una sua specificità , perché soprattutto nell'apocalittica in cui costantemente si dice “io vidi” e anche a volte nei profeti c'è “visione di Amos”, “visione di Isaia”, però all'interno del mondo dell'antico e nuovo testamento la visione senza parola non c'è mai. La visione ha sempre bisogno della parola altrimenti rischia di essere confusa, di non dare un messaggio.

Anche all'interno dell'economia cristiana, dell'economia sacramentale c'è molta attenzione della Chiesa per i segni, per i sacramenti - l'acqua, l'olio, il pane e il vino - però senza le parole questi segni rischiano di essere muti o a addirittura di essere ambigui. Allora sempre all'interno del mondo cristiano si dice che c'è il segno, la parola si aggiunge al segno, e in quel momento la “res” diventa parlante, eloquente

All'inizio c'è la parola, la comunicazione e di fronte alla parola c'è l'uomo, c'è l'ascolto. Certamente all'interno della Bibbia c'è un testo estremamente significativo che è Dt 4,32 33:

Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l’uomo sulla terra e da un’estremità all’altra dei cieli, vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa? Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l’hai udita tu, e che rimanesse vivo? 

Questo testo ci dice che lo straordinario di Israele, del popolo scelto dal Signore è che ha potuto ascoltare la parola di Dio, la voce di Dio. Questo è lo straordinario dello straordinario: un Dio che parla. Sappiamo bene che nell'antichità gli dei non parlavano e anche gli dei dell'estremo oriente non parlano. Degli dei si conoscono le vicende, vicende fra gli uomini e fra di loro, ma il Dio di Israele è l'unico Dio invece di cui si conosce solo la parola. Noi non sappiamo nulla di Dio, della sua vita, non abbiamo una storia di Dio come abbiamo la storia degli dei greci o di quelli egiziani.

Tutto è ridotto al rivolgersi all’uomo, ad una parola detta all'uomo. Se voi provate a leggere la Bibbia in maniera sintetica nella creazione Dio chi è? È colui che parla: “In principio Dio creò il cielo e la terra, Dio parlò: luce e la luce fu”: questa è la traduzione esatta del testo, non ha detto “sia la luce”, come traduciamo per ragioni di italiano. Il testo dice: “Dio parlò: luce e luce fu”: la parola diventa evento, ma subito dopo voi sapete che il Signore, quando crea l'uomo si rivolge all'uomo, parla con lui e gli chiede significativamente “dove sei?”. L'ascolto che Dio richiede è che l’uomo si collochi rispetto a Dio: “dove sei?” Una parola subito dopo detta a Caino: “dov'è tuo fratello?”. è sempre una richiesta di collocazione: questa è la parola del Signore rivolta all'uomo.

È significativo che il termine che nell'antico testamento chiama il popolo di Dio è nikra che indica proprio - dal verbo parlare - il risultato della parola. Quando la parola è ascoltata, accolta, la parola dà origine ad una realtà, ad una comunità, ad una convocazione sacra che si chiama miqrä´ (cfr. Es 12,16). Dio parla e l'uomo ascolta, ma se questo ci porta ad un rapporto con Dio e a un rapporto con gli uomini ci sono alcune precisazioni che vengono fatte da Gesù nel nuovo testamento sulle quali mi voglio fermare.

  • “fate attenzione a ciò che voi ascoltate”: è ciò che Gesù ci chiede nell’ascolto. È vero che noi ascoltiamo o meglio è vero che noi sentiamo tante cose, ma non è detto che quando sentiamo in realtà ascoltiamo. La fatica ad ascoltare è una delle grandi patologie che ci sono nelle famiglie, luogo più adatto alle relazioni, che dovrebbero invece predisporci all'ascolto. Noi sentiamo, ma ascoltare è un'operazione difficile, non va da sé. Molte persone hanno rallentato molti processi della loro capacità di comunicare, perché non sono stati ad ascoltare da piccoli. Le persone, che non sanno aderire bene alla realtà, sono sempre persone cui è mancato un esercizio consapevole, maturo dell'ascolto. Là dove c'è qualcuno che è staccato dalla realtà, che non vi aderisce, qualcuno che non sa comunicare con gli altri, che non ha modulazioni molteplici per comunicare agli altri e parla sempre allo stesso modo - quindi minacciando la sua comprensione - sono persone che non hanno mai imparato ad ascoltare. Nella misura in cui uno impara ad ascoltare, impara a parlare, impara a comunicare, leva di mezzo il suo equilibrio psichico. Non c'è nessun organo nella persona che sia così decisivo per l’equilibrio psichico della persona quanto l'udito. Allora questo cammino che indica Gesù non è solo per il rapporto con Dio, ma anche un rapporto antropologico: “fate attenzione a ciò che voi ascoltate”. Qui l'accento cade sull'oggetto: l'orecchio quando sente una parola è chiamato al discernimento, deve discernere le parole come il palato gusta il sapore. Non dimenticate questo parallelo straordinario. Come il palato gusta il sapore, noi dovremmo esercitare l'orecchio a discernere ciò che ascoltiamo, a capire ciò che ascoltiamo: se noi dobbiamo ascoltarlo, dobbiamo rifiutarlo. Pensiamo oggi come siamo sprovveduti su questo punto: noi ascoltiamo tutto anche ciò che ci fa male e soltanto quando noi arriviamo a essere fortemente minacciati da alcuni ascolti, siamo poi eventualmente capaci o facciamo tentativi di difenderci.

All'interno della Bibbia con un linguaggio molto figurativo, Geremia e i profeti parlano di “circoncisione del cuore”: se ci pensate è una metafora troppo lontana da noi per dirci qualcosa, perché la circoncisione è il taglio del prepuzio e non si riesce bene a capire quale operazione dovremmo fare all'orecchio. La circoncisione del cuore è la capacità di avere un orecchio - talmente capace di discernere- che subito sa reagire di fronte alle parole, a ciò che viene detto.  

Pensate poi al linguaggio del nuovo testamento il quale parla di sclerocardia, questa malattia del cuore, l’indurimento del cuore, ma che riguarda essenzialmente l'udito; quando uno non ascolta la parola di Dio e ascolta piuttosto delle altre parole, il suo cuore si indurisce, diventa calloso, perde sensibilità, da quel momento è un cuore incapace di ascoltare.

Ma continua il nuovo testamento, “fate attenzione a ciò che lo spirito dice alle chiese”: fate attenzione a ciò che Dio vi dice nel cuore, “fate attenzione a ciò che ha detto la parola fatta carne, cioè Gesù”.

  • “state attenti a colui che voi ascoltate”: non si tratta solo di raccogliere le parole, l'oggetto dell'ascolto ma si tratta attraverso le parole di risalire a colui che parla. Si tratta di ascoltare i falsi profeti o di ascoltare Dio che parla, si tratta di guardarsi dai falsi profeti e accogliere invece la parola che viene dal profeta, portavoce di Dio, si tratta soprattutto di ascoltare colui che Dio ha inviato o colui che invece è uno pseudo, contiene il falso. Anche il discernimento di colui che parla è estremamente importante
  • “state attenti al modo con cui ascoltate”: si tratta qui di creare le condizioni per l'ascolto, contro l'invasione del rumore, contro ciò che minaccia anche il silenzio. E Gesù chiede di ascoltare con un cuore aperto e buono, addirittura con un'apertura di tutto l'essere - che non è solo apertura delle orecchie - ma di tutta la persona. C'è soprattutto all'interno dell'antico testa testamento una figura che voglio ricordare: il servo. Voi sapete che il servo tratteggiato da Isaia è la persona che ha più comunicazione con Dio, addirittura il suo rapporto con Dio è il rapporto massimo che l'uomo può avere. Ebbene il servo nella sua confessione al capitolo 49 dice: “il Signore ogni mattina mi apre l'orecchio, perché ascolti come gli iniziati”, con un duplice messaggio, perché significa che Dio lo meno scava, perché ascolti davvero, se mai ci fosse uno ostruzione all'organo dell'orecchio. La seconda lettura che fanno i rabbini “ogni mattina mi buca l'orecchio”, cioè mi fa un buco nel lobo delle orecchie e voi sapete che i buchi in questa zona restano sempre e non si rimarginano, quasi per dire un rapporto di ascolto che non può mai venire meno.

Anche a livello umano ascoltare è innanzi tutto ciò che l'altro mi dice: quando l'altro mi parla, se ascolto le sue parole, devo prendere consapevolezza di ciò che egli sente, vive, soffre; solo così noi ascoltiamo, altrimenti noi semplicemente sentiamo. Noi dobbiamo passare dal sentire all'ascolto: l'ascolto è comprensione, è e accoglienza di ciò che l'altro consegna di sé e ciò che l'altro è. Dal sentire all'ascolto, una disciplina che impegna tutta la vita, che va esercitata certamente nell'attenzione, nel discernimento. Molti odono, ma pochi ascoltano: questa è la verità.

Ascoltare anche come l'altro parla: l'altro ci dice qualcosa anche con il modo con cui parla. La scelta delle parole, il tono, il ritmo, i gesti, l'espressione del viso, l'altro è linguaggio in tutta la sua persona. Noi dobbiamo cogliere l'unità tra ciò che vediamo dell'altro e ciò che noi sappiamo ascoltare, in modo da poter conoscere qualcosa che è molto di più di quello che egli ci dice. ma è quello soprattutto che egli ci vuole dire: stare in ascolto della persona, stare in ascolto degli eventi. Il vero ascolto si comincia a esercitare quando si dà del tempo all'altro: ascoltare l'altro significa dare del tempo l'altro. Sacrificare il tempo soprattutto nella nostra società in cui non c'è più nessuno che ascolta; tutti vogliono parlare, tutti hanno messaggi da dire, e nessuno che ascolta. Se c'è una patologia oggi nella Chiesa e che nessuno ha tempo di ascoltare: tutti hanno talmente da fare, da dire nell'attuale pastorale dominante che provate a trovare qualcuno che vi ascolta. Semplicemente che ascolti perché questo è invece esattamente il primo atteggiamento che bisogna avere con la persona, per poter comunicare, per poterla ascoltare. Ma stare anche in ascolto degli eventi, delle cose: chi sa ascoltare ciò che l'altro dice, deve imparare anche ad ascoltare le cose che gli stanno attorno.

La persona è di più della parola, ma anche gli eventi sono parole. Non so se siete mai stati in un bosco e provare ad ascoltare le piante: giustamente in oriente si dice che un uomo perfetto nell'ascolto arriva ad ascoltare i sassi, le pietre. Sembra un paradosso, ma è la verità; provate a dare del tempo anche a loro e vedrete che anche loro vi parlano. Stare in ascolto è un'arte di accoglienza, pochi lo sanno fare. Ascoltano ma hanno fretta, ascoltano ma fuggono perché hanno paura, non reggono alla comunicazione, alla bellezza, alla sapienza.

Infine, ascoltare in silenzio, perché il silenzio è una di dimensione da ascoltare. Questo é un tema profondo di tutta la patristica siriaca antica in cui i monaci si esercitavano ad ascoltare in silenzio. Solo quando si ascolta in silenzio, si ascolta anche la parola, perché silenzio e parola sono legati in modo indissolubile l'uno all'altro. Il silenzio è un'arte, ma il silenzio può diventare anemico, può diventare mutismo interiore, anticamera della morte anticipata, ma se il silenzio è ascoltato, il silenzio si anima, il silenzio non è mortifero, il silenzio ci induce davvero a saper ascoltare la parola. Il silenzio permette lo scaturire della parola, fa sì che il suono sia parola, non rumore. Il silenzio permette l'ascolto, ma va ascoltato, perché in esso ci sono voci sottili e più profonde, che vengono dal nostro profondo e che hanno qualcosa da dirci. Ecco l'ascolto, l'esercizio soprattutto del senso dell'udito sono decisivi per la qualità della nostra vita umana, per i nostri cammini di umanizzazione e per la nostra vita di fede.

Certamente abbiamo bisogno di tutti i sensi e tutti i sensi hanno una valenza spirituale - per cui sempre si è parlato dei sensi spirituali nella spiritualità cristiana -, ma soprattutto del silenzio si può dire che ha una grande valenza spirituale, perché il nostro Dio nessuno l'ha mai visto, nessuno mai lo vedrà prima della morte, ma il nostro Dio lo si può ascoltare, soprattutto nel silenzio e nell'ascolto degli altri.

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Priestly Ordinations of Fathers Ehab Samir and Father Maged William The priestly ordinations by laying the hands of Bishop Youssef Aboul Kheir,... Read More...
IMAGE The Departure of Bishop Morcos Hakim
Monday, 11 August 2014
The Departure of Bishop Morcos Hakim The departure of Bishop Morcos Hakim, the Honorary Bishop of Sohag Diocese for Coptic Catholics, on August 11.... Read More...
IMAGE Fire Devours Saint George Church for Coptic Catholics in Luxor
Thursday, 21 April 2016
Fire Devours Saint George Church for Coptic Catholics in Luxor A huge fire broke out at dawn today in Saint George for Coptic Catholics, Luxor. Civil... Read More...
IMAGE The Election of Monsignor Khaled Ayyad as Bishop of Diocese of Luxor
Sunday, 17 April 2016
The Election of Monsignor Khaled Ayyad as Bishop of Diocese of Luxor The Holy Synod chose Father Khaled Ayyad as Bishop of Diocese of Thebes –... Read More...
IMAGE The Priestly Ordination of Father Marco Nagy
Tuesday, 28 July 2015
The Priestly Ordination of Father Marco Nagy The Catholic Church rejoiced by the priestly ordination of Father Marco Nagy by laying the hands of his... Read More...
IMAGE Egyptian Christians consecrate first-ever church in Sinai
Tuesday, 24 February 2015
Egyptian Christians consecrate first-ever church in Sinai By Oliver Maksan/ ACN News - Fri, 02/20/2015 "The Church in Egypt has been strengthened by... Read More...
IMAGE EPARCHIE D'ISMAÏLIA
Sunday, 01 December 2013
EPARCHIE  D'ISMAÏLIA Note historique      Le 1er janvier 1983, par décret du Synode Patriarcal, toute la zone du Canal de... Read More...
IMAGE The Priestly Ordination of Father Armeya Nashaat
Monday, 20 June 2016
The Priestly Ordination of Father Armeya Nashaat His Excellency Bishop Antonious Aziz, Bishop of Giza Diocese, and his Excellency Bishop Makarious... Read More...
IMAGE The Priestly Ordination of Deacon Ramy Nashaat Rateeb
Tuesday, 31 May 2016
The Priestly Ordination of Deacon Ramy Nashaat Rateeb The family of Deacon Ramy Nashaat Rateeb is honored to invite you to attend the mass of the... Read More...
IMAGE The Priestly Ordination of Father Pius Farag
Monday, 28 September 2015
The Priestly Ordination of Father Pius Farag The Coptic Catholic Church and the people of St. Peter Cathedral in Beni Suef and the family anf friends... Read More...
IMAGE Egypt Prays with Iraq in Basilica of Our Lady of Fatima for Chaldeans in Egypt
Thursday, 02 June 2016
Egypt Prays with Iraq in Basilica of Our Lady of Fatima for Chaldeans in Egypt Diocese of Chaldeans in Cairo in Basilica of Our Lady of Fatima... Read More...
IMAGE Feast of St Rita in the Maronite Church in Heliopolis
Thursday, 19 May 2016
Feast of St Rita in the Maronite Church in Heliopolis On the occasion of the Jubilee of the Divine Mercy and the feast of St. Rita of Cascia and the... Read More...
IMAGE The Chaldean Diocese in Egypt Celebrates the Resurrection Feast with the Chaldeans of Baghdad
Sunday, 08 May 2016
The Chaldean Diocese in Egypt Celebrates the Resurrection Feast with the Chaldeans of Baghdad The Chaldean Diocese in Cairo celebrated in Basilica of... Read More...
IMAGE The Feast of St. Anthony of Padua, Patron Saint of the Poor and the Suffering, 2016
Tuesday, 14 June 2016
The Feast of St. Anthony of Padua, Patron Saint of the Poor and the Suffering, 2016 The Catholic Church in the whole world celebrated yesterday June... Read More...
IMAGE The Franciscan Order in Egypt, Callings Committee Organizes a Spiritual Renaissance for Callings May 2016
Thursday, 12 May 2016
The Franciscan Order in Egypt, Callings Committee Organizes a Spiritual Renaissance for Callings May 2016 The Franciscan Order in Egypt, Callings... Read More...
IMAGE Choir of Saint Anthony of Padua Organizes a Hymns Evening “He is Really Alive”
Wednesday, 20 April 2016
Choir of Saint Anthony of Padua Organizes a Hymns Evening “He is Really Alive” The Franciscan Order in Egypt, Saint Anthony of Padua Church and... Read More...
IMAGE LIVE UPDATES: Russia confirms bomb downed its plane over Egypt; Cairo yet to comment
Tuesday, 17 November 2015
LIVE UPDATES: Russia confirms bomb downed its plane over Egypt; Cairo yet to comment Russian security service says it found traces of 1 kilogram bomb... Read More...
IMAGE France is not barring entry to its lands, says French ambassador to Cairo
Tuesday, 17 November 2015
France is not barring entry to its lands, says French ambassador to Cairo France is reinstating checkpoints along its borders after the recent... Read More...
IMAGE Palestinian official: Gaza border deal reached with Egypt
Tuesday, 17 November 2015
Palestinian official: Gaza border deal reached with Egypt AP – Ahram Online, Tuesday 17 Nov 2015 File Photo: Palestinians crossing through the... Read More...
IMAGE The God who is Silent about Evil
Sunday, 17 August 2014
The God who is Silent about Evil By Fr Georges Massouh THURSDAY, JULY 17, 2014 "Where is God?" wonder most people. Where is He, when it comes to the... Read More...
IMAGE Our Coptic heritage, is it being a monuments?
Thursday, 15 May 2014
Our Coptic heritage, is it being a monuments? By Fr. Hani Bakhoum Kiroulos Gentlemen, It’s a great honor for me to be with you today, to exchange... Read More...
IMAGE Statement of the board of the catholic Patriarchs and Bishops in Egypt
Friday, 24 January 2014
Statement of the board  of the catholic Patriarchs and Bishops in Egypt January 24, 2014 On The occasion of its regular annual session, the... Read More...
IMAGE Pope Francis receives Grand Imam of Al-Azhar in audience
Monday, 23 May 2016
Pope Francis receives Grand Imam of Al-Azhar in audience 2016-05-23 Vatican Radio (Vatican Radio)  Pope Francis received in audience in the... Read More...
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Sunday, 22 May 2016
Pope cables condolences to Egyptian president for loss of passenger plane Vatican Radio – Abouna.org Fri, 20/5/2016 Pope Francis sent a telegram on... Read More...
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Sunday, 22 May 2016
Pope expected to receive imam of Egypt’s Al-Azhar University By Iacopo Scaramuzzi/ Vatican city – Abouna.org Thu, 19/5/2016 Sheikh Ahmad... Read More...